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sabato 7 settembre 2013

Bilancia commerciale – Giugno 2013

Dopo qualche mese riprendo l’aggiornamento della bilancia commerciale italiana con la situazione aggiornata a giugno 2013.

Come potete vedere dal grafico qui sotto la bilancia commerciale è sempre più “in salute” (la linea verde è la sua media mobile) e continua a crescere a ritmi sostenuti (anche tenendo conto del deficit energetico). Altro aspetto importante da osservare è l’andamento del saldo energetico, che lentamente da metà 2012 è in leggera ripresa, segno che si importa di meno.

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Chiaramente, come più volte osservato, il miglioramento del saldo è dovuto al forte calo delle importazioni: le esportazioni infatti, negli ultimi due anni “a valori grezzi” sono in leggero aumento (a giugno 2013 vs giugno 2012 –2.7%), ma dato che le importazioni continuano a calare più velocemente delle esportazioni il saldo è destinato ancora a migliorare per i prossimi mesi (vedi i prossimi due grafici).

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La linea nera ci mostra infatti come la differenza di crescita percentuale delle due voci continua a giocare a favore dell’ampliamento della bilancia commerciale.

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Ci sono poi ulteriori tendenze da analizzare nei confronti dei nostri principali competitor. I nostri due grandi deficit commerciali (verso Germania e Cina) si stanno assottigliano, e non di poco. L’assottigliamento non è però dovuto ad un miglioramento consistente delle esportazioni verso questi paesi (anche se sulla Cina c’è un trend positivo da inizio anno) ma, come ripetuto più volte, è dovuto al calo delle importazioni.

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domenica 4 agosto 2013

Debito pubblico – Maggio 2013

Situazione sempre più grave per il debito pubblico italiano. Come sottolineato nello scorso post, il debito sta seguendo la stessa tendenza del 2011, arrivando a fissare per il mese di maggio appena passato l’incremento su base nominale più alto dal febbraio del 2010 (debito netto).

Anche la dinamica del debito lordo sta ricalcando la risalita del 2011,  segno che, chiariamolo già fin dall’inizio, il deficit si sta allargando ben oltre il 3%!

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Anche la variazione percentuale indica che il ritmo di crescita, invece che stabilizzarsi, come nella media degli ultimi 6 anni, continua a prendere velocità. Ora sarà curioso vedere, in concomitanza con i dati di giugno e luglio, l’effetto che avrà il mancato aumento dell’Iva e dell’Imu….

Intanto il fabbisogno, al netto degli aiuti europei è sempre più negativo, e di riflesso il deficit… (PS: a Maggio sono usciti come aiuti europei altri 2,8 mld di €uro).

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Quest’ultimo grafico poi ha dell’impressionante. L’incremento del debito (mese su mese) nel solo mese di maggio è esploso rispetto alle rilevazioni degli scorsi anni, segno che forse sul lato della copertura del deficit le entrate non reggono più, ipotizzando un andamento delle spese costanti.image

Fate voi le vostre considerazioni….

 

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domenica 16 giugno 2013

Debito pubblico - Aprile 2013

Ed ecco il solito aggiornamento mensile sul debitone pubblico italiano. Parto subito col dire che rivedendo il mio infinito foglio di lavoro ho scoperto dei grossi errori legati a formule che non si ripetevano e quindi i dati sul debito netto si modificano sensibilmente, specialmente per quanto riguarda lo scorso anno, in cui il debito netto è effettivamente cresciuto meno degli anni precedenti, ma da metà anno (agosto 2012) ha ricominciato a crescere, ritornando ai livelli dell’inizio della crisi del 2011, come se il governo Monti e l’austerity non ci fossero mai stati (siamo appena usciti dalla procedura di deficit eccessivo…).
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sabato 27 aprile 2013

Debito pubblico – Febbraio 2013

E il debito continuò a crescere imperterrito anche a Febbraio di quest’anno. Se durante lo scorso anno il debito è cresciuto in media 46,3 mld € rispetto al 2012, per il 2013 siamo già per i primi 2 mesi attorno ai 56,3 mld €. E non stiamo parlando del debito lordo, ma del debito netto!
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mercoledì 10 aprile 2013

Le correlazioni in economia: la produzione industriale Italiana

L’altro giorno, leggendo il post di Gpg Imperatrice sull’andamento della produzione industriale [link] e sul consumo di energia elettrica mi è venuta un’illuminazione!

Me ne vorranno gli “econometristi” che saranno pronti a discutere sul modello semplicistico con cui andrò ad analizzare le varie correlazioni, ma penso che avere una chiara idea sul come l’economia sia interconnessa tra le sue varie componenti (materiali, tecnologiche ed umane) è basilare, anche per tentare di ipotizzare i futuri andamenti economici.

Cosa vi andrò a dimostrare quindi con questo post? Beh, presto detto: andremo ad analizzare le correlazioni (non sai cos’è? C’è Wikipedia!) tra la produzione industriale e:

  • tasso di occupazione;
  • tasso di disoccupazione;
  • consumo di energia elettrica.

I dati riportati sono per il consumo di energia e la produzione industriale le variazioni percentuali sullo stesso mese dell’anno precedente a partire dal 2010, mentre i tassi di occupazione e il tasso di disoccupazione sono ovviamente i rispettivi tassi rilevati sempre dal 2010. Eccone i risultati.

 

Produzione industriale e tasso di disoccupazioneimage

Questa correlazione è interessantissima e presenta una correlazione lineare altissima (R2>0,8). Ciò cosa vuol dire? Vuol dire semplicemente che la linea blu che viene riportata nel grafico rappresenta con buona accuratezza il rapporto che vi è tra l’andamento della produzione industriale e il tasso di disoccupazione.

Un esempio di utilizzo? Beh, se poniamo come nostro obiettivo raggiungere una disoccupazione al di sotto dell’11% (la situazione attuale è indicata dal punto rosso) la produzione industriale deve crescere rispetto allo stesso mese del precedente anno ad un tasso che va dal 0% al 3%. A gennaio 2013 eravamo a –3,39%. Quindi fino a che la produzione non riprenderà a crescere, non vi sarà ripresa occupazionale.

Vi riporto qui sotto l’andamento della produzione industriale di quest’ultimo anno, con indicati in verde i “dati migliori”, mentre in rosso i “dati peggiori”. Il fondo, per ora sembra essere stato toccato, ma servirà ritornare a crescere (segno +) per cominciare ad abbattere il tasso disoccupazione almeno al di sotto dell’11%.

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Produzione industriale e consumi di energia elettricaimage

Anche quest’altro grafico è interessante, anche se la sua accuratezza è molto più bassa (R2<0,50). In questo caso però abbiamo verificato che dal 2010 ad oggi la tesi di Gpg Imperatrice risulta corretta. In pratica, se il consumo di energia elettrica cresce (o cala, il discorso è “a doppio senso”) rispetto all’anno precedente, lo stesso si può dire della produzione industriale.

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Se guardiamo quindi ai dati, appare evidente che i consumi elettrici sono in chiaro miglioramento dall’inizio del quarto trimestre del 2012 e gli effetti sulla produzione industriale cominciano a farsi sentire. Speriamo che si riflettano sul mercato occupazionale…

Eppur si muove… si diceva, eppur si muove!

domenica 7 aprile 2013

Facciamo i conti alla Pubblica Ammistrazione (Parte I – La spesa pubblica dal 2000 al 2012)

 

Pochi giorni fa l’Istat ha distribuito l’aggiornamento trimestrale sulla situazione della finanza pubblica, annunciando tra i molti dati il raggiungimento del target del 3% di debito/pil (2,9% per essere precisi) che ci permetterà di uscire dalla procedura di infrazione impartita dalla Commissione Europa.

A corredo del comunicato, l’Istat ha anche fornito qualche serie storica, da cui ho tratto qualche grafico che ritengo interessante per discutere su dati reali, e quindi con maggior ragionevolezza.

Premetto che cercherò di non fornirvi dati assoluti (cioè miliardi di €), in quanto ritengo che creino solo confusione nel lettore; pertanto cercherò di portare tutto sul “piano relativo”, fornendo quindi variazioni percentuali o composizioni di voci in percentuale. Tutti i grafici sono quasi tutti elaborati su dati trimestrali dal primo semestre 2000 al quarto trimestre 2012 (fonte istat.it).

Composizione della Spesa pubblica Italiana (2000-2012)image

Grafico a dir poco disarmante! Bisognerebbero riprenderlo in mano ogni volta che qualcuno parla di tagli e “buona politica economica”. Dal 2000 (quindi con successioni di diversi governi) circa l’80% di tutte le uscite pubbliche sono uscite correnti (vedi grafico successivo per un’analisi approfondita), mentre il restante 20% è quasi equamente distribuito tra interessi e spese per investimenti (uscite in c/capitale).

…..avete notato nulla? Ahahah! Anche l’Istat mi dà ragione (e dà ragione a Berlusconi e Brunetta a dire il vero): l’effetto spread ha avuto un impatto “limitato” sul totale della spesa pubblica! E’ passato dall’8,3% della spesa pubblica nel quarto trimestre 2010 (19,2 mld di €) al 10% della spesa pubblica del quarto trimestre 2012 (23,4 mld).

Un aumento sconvolgente!!!!

Ciò equivale ad aver aumentato di 4,2 miliardi il costo degli interessi a carico dello Stato. Peccato che nel frattempo il debito lordo sia passato da 1.848 mld a 1.988 mld (+7,6% in due anni!) Facciamo un conticino veloce? In rapporto al debito nel 2010 gli interessi (versati nel terzo trimestre) sono stati del 1,04%, mentre nel quarto trimestre 2012 erano al 1,18%. Cacchio che botto!

Avrete quindi capito che il vero problema è tagliare quelle “maledette” uscite correnti, che formano al quarto trimestre 2012 l’83% di tutto quel che viene speso dalla PA.

 

Composizione delle spese correnti (2000-2012)

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Ecco qua forse il grafico chiave di tutta la recente storia economica italiana: la composizione delle spese correnti delle PA italiane. E sì cari lettori, il vero “cancro” economico italiano è la spesa per le nostre pensioni! Dal 2000 il costo, se rapportato al totale della spesa pubblica, continua a crescere nonostante riforme, controriforme e contro-controriforme. Negli ultimi 4 trimestri la situazione sembra stabilizzarsi, ma è dal 2007 che la tendenza è al rialzo (al tempo il governo in carica era il governo Prodi II). Resta comunque il fatto che la tendenza al rialzo non è certo determinata da decisioni di spesa pubblica di qualche anno fa. Il grafico parla chiaro: è una tendenza che continua da decenni e che si è autoalimentata senza soluzione di continuità. Solo se veramente riusciremo a stabilizzarla si potrà seriamente parlare di correzione strutturale degli sbilanci pubblici secondo la mia modestissima opinione.

Altro argomento da prendere in considerazione è la rilevanza (seppur confrontata agli altri contenuta) dei consumi intermedi. Negli ultimi tre mesi del 2012 l’Istat evidenzia che sono stati spesi 24 miliardi per consumi intermedi. Il 10% circa di tutta la spesa pubblica del periodo. E’ certamente una cifra rilevante, ma capite bene che se la spending review si focalizza principalmente su una compente della spesa (i consumi intermedi appunto) che conta un 10% del totale della spesa i risultati attesi non saranno di certo eclatanti!

 

Tendenze di alcuni componenti rilevanti della spesa pubblica (2000-2012)

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Questa mia elaborazione ci fornisce ancora ulteriori spunti di discussione. Intanto, come già rilevato, le prestazioni sociali in denaro sono una componente di spesa SEMPRE in costante aumento qualunque sia l’andamento economico sottostante. Negli ultimi trimestri i tassi di crescita si sono stabilizzati attorno a valori molti più bassi rispetto agli anni precedenti, ma rimane il fatto che siano sempre preceduti dal segno più…

Sul lato interessi, vediamo che l’andamento replica di fatto la dinamica dei tassi che si è sviluppata in questi ultimi anni, con un evidente picco al primo trimestre dello scorso anno (insediamento del governo Monti I). Anche gli interessi continuano però a crescere, ma non tanto per l’andamento dei tassi e dello spread, ma per la crescita del debito pubblico (non mi stancherò mai di dirlo! Per maggiori informazioni leggiti i miei post sul debito pubblico entrando sul mio blog e cliccando sul banner in alto dove trovi la voce “Debito pubblico”).

La spending review invece comincia a generare risultati evidenti (nonostante non abbia rilievo sul totale della spesa). Un calo del 7% rispetto al quarto trimestre 2011 è un ottimo risultato. E c’è inoltre da evidenziare che dalla nomina del governo Monti i consumi intermedi sono una delle poche voci su cui effettivamente il Governo ha saputo usare l’ “acetta”.

In uno dei prossimi post vedrò di approfondire, sempre tramite l’utilizzo di grafici, l’andamento delle entrate pubbliche. Stay tuned.

 

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sabato 16 marzo 2013

Debito pubblico – Interessante revisione…. (Gennaio 2013)

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Prima di passare al commento della situazione del nostro debito, volevo informarvi circa alcuni cambiamenti che Banca d’Italia ha apportato al fine di meglio comprendere l’andamento generale del debito. E’ infatti stato reso disponibile (finalmente) la contribuzione dell’Italia ai vari fondi (EFSF, ESM) e aiuti bilaterali che negli scorsi anni sono stati erogati in maniera da scorporarli dal debito lordo e quindi ottenere una misura ancora più accurata del debito netto che ora non è più confrontabile con le vecchie serie storiche. Questo importante cambiamento di fatto “rovescia” il penultimo post del debito pubblico, ma non voglio dilungarmi più di tanto e passiamo direttamente alla lettura dei nuovi dati.
Il dato di ieri (debito lordo oltre 2 mila mld) già lo conoscete, per cui non mi dilungo più di tanto. Quello che invece mi preme di sottolinearvi sono le tendenze che si sono registrate in questi ultimi mesi, a seguito anche degli effetti degli aiuti Europei che nei precedenti post non venivano presi in considerazione ed ora vengono “elisi” contribuendo a formare il cosiddetto debito netto italiano.
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giovedì 14 marzo 2013

Bilancia Commerciale Italiana [Dicembre 2012]

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Eccomi con l’ultimo aggiornamento sulla bilancia commerciale Italiana.
Partiamo direttamente con i grafici più importanti, dove mi sono permesso di aggiungere un mio personalissimo commento.
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venerdì 15 febbraio 2013

E’ vero: l’austerity ci sta distruggendo! Il nostro debito cresce a ritmi preoccupanti!

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Lo scorso maggio, in un post riguardo il debito pubblico, vi anticipavo che nonostante l’obbiettivo del pareggio di bilancio (che combacia con una crescita del debito nulla, vorrei ricordarlo) i primi mesi del 2012 registravano aumenti vicino ai livelli del 2011, come si può vedere dalla seguente tabella.
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domenica 23 dicembre 2012

Il debito pubblico italiano: mai costato così poco!!!

I titoli, si dice, devono attrarre il lettore! Ma questa volta c’è qualcosa di più di un semplice specchietto per le allodole, c’è un lato di verità!
Dopo mesi di mio silenzio, ritorno “a bomba” sul post che ho scritto a fine agosto, riguardante il costo del debito pubblico italiano (vi invito a rileggerlo per poter riprendere il filo logico del discorso, in quanto darò molti concetti per appresi).
Eccovi quindi l’aggiornamento al mese di settembre (III trimestre 2012)
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sabato 29 settembre 2012

Ad agosto abbiamo risparmio il 6,7% ad ogni rifornimento!

Oggi sono di nuovo qui ad aggiornare un mio vecchio post, che era stato scritto nel tentativo di aprirvi gli occhi e analizzare la realtà con la propria testa, non per mezzo del “mainstream” nostrano.

Vi invito a rileggere quel vecchio post per capire che di fatto, il prezzo alla pompa della benzina verde non si muove solo a sfavore dei consumatori, ma segue una logica economica ed industriale, che alle volte si dimostra favorevole allo stesso consumatore!

Vi fornisco quindi un aggiornamento del terzo grafico che vi avevo proposto in quel vecchio post di febbraio.

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giovedì 30 agosto 2012

Quanto costa il debito pubblico italiano?

Bella domanda!

Eh sì, infatti penso che nessuno riesca a rendersi realmente conto del costo del debito pubblico italiano. In quest’ultimo anno infatti, con l’avvento dello spread, improvvisamente il debito pubblico ha cominciato a rappresentare il tallone d’Achille dell’intera economia Italiana e gli annunci riguardanti le soglie dello spread oltre il quale il nostro debito sarebbe diventato insostenibile si sprecavano (chi 6,5%, chi 7% e chi 8%). Ma siamo sicuri che lo spread sia indicativo del costo del nostro debito pubblico? Con questo breve post cercherò di rappresentarvi i dati “veri”, “reali” riguardanti i costi del nostro debito, aggiornati a giugno di quest’anno, in modo che ognuno si faccia la propria opinione in merito.

martedì 24 luglio 2012

Debito pubblico – Maggio 2012

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Vorrei poi ringraziare nuovamente Gpg Imperatrice per le utili dritte che mi ha dato per continuare ad analizzare con più accuratezza i dati sul debito pubblico nazionale.
Riprendiamo dopo molto tempo l’aggiornamento della situazione del nostro debito pubblico. Molti di voi sapranno già che con l’aiuto di Gpg Imperatrice sono riuscito ad estrapolare una nuova “definizione” di debito: il debito netto italiano, che riporto sempre nelle mie analisi (per chi volesse capire di cosa si tratti clicchi questo link).
Guardiamo subito ai dati inerenti le variazioni annue, ricordandovi che le variazioni nette hanno una maggiore significato nella loro lettura.
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Come si può notare da marzo di quest’anno la variazione annua sta mostrando una rilevante crescita, sugli stessi livelli del 2011. Il che dovrebbe far preoccupare: infatti fino a che non si registrano valori uguali a zero comporta che il debito continua a crescere (nominalmente). E noi sappiamo benissimo che ora il Pil sta scendendo, per cui il ratio Debito/Pil è destinato ad aumentare anche quest’anno.
Quest’oggi volevo poi mostrarvi un altro interessante grafico che sono riuscito a costruire con i dati forniti da Bankitalia: la quota di titoli di stato italiani detenuti da non residenti. Ora non so con certezza la definizione precisa di “non residenti”, ma ipotizziamo che sia la quota degli investitori esteri, senza distinzione alcuna.
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La crisi del debito italiano si vede anche dall’andamento della quota dei non residenti a cominciare dal picco (44,56%) registrato nel dicembre del 2010, a cui è susseguito una vera e propria caduta. Sono ormai passi 20 mesi e circa il 10% del debito pubblico è passato da non residenti a …. residenti! Il che da una parte dovrebbe preoccupare, ma dall’altra significa che circa 200 miliardi di euro del nostro debito non sono più in mano a “potenziali speculatori”, posto il fatto che i residenti sono in linea di massima meno portati alla speculazione sul proprio paese. Questa fuga di capitali, facendo quattro conti della serva, sulla carta ha portato lo spread da un valore di circa 170 bps agli attuali 520 bps.
La conclusione che provo a trarre è la seguente. Posto il fatto che questa dinamica è destinata a continuare, nel breve termine la fuga dei non residenti porterà inevitabilmente ad un aumento dello spread, ma se i residenti italiani, notoriamente una delle popolazioni più ricche del globo, fosse in grado di sostituirsi progressivamente ai non residenti, nel lungo termine i benefici potrebbero essere molti. Ma è pur vero che nel lungo termine, qualcuno ricordava, siamo tutti morti…

sabato 21 luglio 2012

Bilancia commerciale – Maggio 2012

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Dopo molto tempo sono nuovamente ad aggiornarvi sulla situazione della bilancia commerciale italiana, che dal confronto con lo scorso gennaio (vedi post) continua a tendere ad un strutturale pareggio.

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Come potete vedere dal grafico, la bilancia commerciale (al netto del saldo energetico) si mantiene ampiamente positiva da ormai un anno e mezzo, e nello scorso maggio, tenendo conto anche del saldo energetico, la bilancia commerciale è risultata positiva per 1 mld di €. Tale risultato lo si sta raggiungendo proprio grazie alla ormai strutturale maggiore crescita delle esportazioni rispetto alle importazioni (vedasi area verde nel secondo grafico). Le esportazioni, nell’anno in corso, stanno infatti crescendo (o non diminuendo) più del 10% rispetto alle importazioni, e ciò contribuisce alla chiusura del deficit commerciale italiano.

giovedì 22 marzo 2012

Bilancia commerciale italiana – Gennaio 2012

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La bilancia commerciale è più negativa che mai: questo dice il comunicato di oggi dell’Istat con cui si fissa il deficit commerciale a circa 4,3 miliardi di €, però ben superiore del dato di gennaio dello scorso anno quando fisso un deficit di circa 6 miliardi.

saldo energetico gen12

Andando poi a correggere il dato della bilancia dal “bilancio energetico”, la bilancia continua a rimanere positiva da febbraio 2011: un buon dato visto la la situazione del mercato interno italiano. Il tutto ovviamente favorito dalla continua caduta dell’€uro nei confronti delle principali valute mondiali, che (come ricordato nel post precedente), se dal un lato ci costano sul costo dell’energia, dall’altra favorisce le esportazioni. Infatti, mentre le importazioni stanno registrando segnali di forte stagnazione (rispetto ad un anno fa sono cadute del 2,6%), le esportazioni continuano a crescere a buoni ritmi (+4,3% rispetto a gennaio 2011), ampliando il deficit che, se nel 2010 era in ampiamento, ora rende il pareggio della bilancia commerciale, anche al lordo del deficit energetico, raggiungibile e mantenibile anche strutturalmente.

 bilancia gen12

Analizzando approfonditamente il saldo energetico, però appare nella sua gravità la situazione odierna. Nel gennaio appena passato, infatti, si è registrata la peggior bilancia energetica che sia mai stata registrata dall’Istat (dal 1991), con un deficit di 6,1 miliardi di €, dovuto non tanto all’esportazione di energia, che è sui massimi di sempre, ma dal forte aumento di importazioni di energia. Il che dovrebbe far storcere il naso. Infatti, a rigor di logica, solo un aumento dei consumi dovrebbe causare l’impennata delle importazioni. Ed infatti, tale aumento non è tanto da imputarsi ai volumi di energia importata, ma al loro prezzo, che è aumentato molto in questi ultimi mesi, arrivando ai picchi del 2008, quando esplose la “bolla” del petrolio.

saldo energetico storico

Ci sarebbe poi da osservare che, nonostante la produzione fotovoltaica nazionale sia in aumento, come abbiamo visto in post precedenti, il saldo energetico sia in costante peggioramento negli ultimi tre anni. E questo, anche in contraddizione al mio post sull’ “indipendenza fotovoltaica”, potrebbe dar ragione a quelli che ritengono che il fotovoltaico non vada a sostituire le importazioni estere, bensì la produzione da centrali termiche presenti in Italia, aumentando le problematiche sulla loro programmazione e sul loro utilizzo.

Resta il fatto che comunque le esportazioni nonostante tutto stiano tenendo forte, e come accennato nei post precedenti, questo potrebbe attutire in parte la recessione in atto, visto che gli effetti “valutari” si hanno in un arco temporale individuabile in semestri e quindi, il recente calo degli ultimi mesi solo oggi comincia a farsi sentire.

sabato 25 febbraio 2012

Se la benzina verde seguisse veramente l’andamento del brent, saremmo già a 2€/litro!

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Il prezzo della benzina alla pompa sale sempre di più del costo del petrolio?

Una domanda ovvia, che trova sempre una risposta ovvia. Tutti i telegiornali, da quando sono nato (poco più di 22 anni fa), ad ogni piccolo rincaro del prezzo alla pompa urlano allo scandalo, ma commettono parecchi errori per mio modestissimo parere, che qui elenco e con cui vorrei farvi ragionare senza preconcetti.

1. Quando si parla del prezzo della benzina alla pompa, quello che tutti noi conosciamo, lo si va direttamente a confrontare con il prezzo di un barile di petrolio ( che ricordo, contiene 158,987294928 litri di petrolio). Ma il prezzo che i giornali prendono a riferimento, sia quello relativo al brent o al Wti (il primo è il miglior parametro, dato che si avvicina come caratteristiche alla benzina verde senza piombo) è quello quotato al Cme, il Chicago Mercantile Exchange, il mercato delle commodities di Chicago. E a Chicago, da quel che ne so, non girano euro ma dollari, per il cui il prezzo reale di riferimento dovrebbe prendersi in euro, come molti blogger ultimamente stanno utilizzando, a differenza dei mass media.

martedì 21 febbraio 2012

Debito pubblico “netto”– Dicembre 2011

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Vorrei poi ringraziare di nuovo Gpg Imperatrice per le utili dritte che mi ha dato per continuare ad analizzare con più accuratezza i dati sul debito pubblico nazionale.

Ed eccovi al nuovo aggiornamento di dicembre. Come preannunciato nello scorso post, andrò a illustrarvi sia il debito lordo (quello comunemente analizzato) e sia quello netto, cioè, lasciatemi passare la semplificazione, il debito lordo detratta tutta “la liquidità dell’apparato pubblico”.

confronto tabella debito gennaio

Dai confronto dei colori si evince in maniera molto chiara come, se ci soffermassimo al solo debito lordo, la situazione sembri in via di miglioramento. Però, andando a osservare la variazione annuale del debito pubblico netto la situazione appare ancora in alto mare. Infatti, a dicembre 2011, il debito netto è aumentato di 53 miliardi rispetto al 2010, il secondo maggior aumento mai registrato negli ultimi 6 anni per il mese di dicembre. E nel breve la tendenza sembra favorire un aumento nei prossimi mesi, come si può evincere da quest’altro grafico.

tassi crescita debito dicembre

Il debito pubblico, dal 2009, continua a crescere a ritmi maggiori del 2,5% annuo, e ciò impedisce al rapporto debito/Pil di stabilizzarsi sul lungo termine. Solo quando il debito pubblico (sia lordo che netto, la tendenza di fondo è simile) comincerà a crescere a ritmi vicini alla crescita del Pil, allora il rapporto comincerebbe a stabilizzarsi.


Tanto per farvi capire, il debito pubblico in valore nominale comincerebbe a calare solo con rilevazioni negative. Sapete quand’è successo l’ultima volta? Luglio 1933, anno di fondazione del INFPS, divenuto poi l’odierno INPS nel 1943!

domenica 12 febbraio 2012

E se il debito pubblico italiano fosse inferiore di 200 miliardi?

 

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C’è debito e debito. E c’è debito pubblico e debito pubblico. Lo abbiamo imparato (anche a nostre spese) in questi ultimi mesi, dove venivamo dipinti come “the elephant in the room” dell’eurozona.

La scorsa settimana, nel mio precedente post, avevo evidenziato come la dinamica del debito pubblico sembrasse, negli ultimi tre mesi, in miglioramento. Ed è vero, ma solo se ci fermiamo all’analisi del debito pubblico lordo.

Infatti, grazie alla disponibilità (e sotto le dritte!) di GPG Imperatrice, nota blogger che scrive sia nel network in cui posto anch’io (RischioCalcolato) e sia su ScenariPolitici, siamo riusciti a ricreare quello che, almeno approssimativamente, potrebbe definirsi come il debito pubblico “netto” (1).

Proviamo a schematizzare il concetto.

Schema debito pubblico

Il debito che viene spesso menzionato dalla stampa specializzata e dai mezzi di informazioni è il debito lordo delle amministrazioni pubbliche. Ma come vedete dal schema, vi sono, in base a quello che Gpg Imperatrice mi ha suggerito, una componente negativa che è il vero debito pubblico italiano “netto”, e tre componenti positive, rappresentate da tutti i depositi delle amministrazione e le riserve ufficiali che Bankitalia gestisce e detiene per lo Stato Italiano (anche qui però ci sarebbe da chiarire il rapporto Stato-Bankitalia, sempre molto difficile da inquadrare), che quindi vanno a correggere il debito netto. Ed è un ragionamento che, se nel settore privato si fa spesso (l’impresa XYZ ha 30 miliardi di debiti, però avendo una liquidità a breve di 20 miliardi non preoccupa di fatto il debitore), nel settore pubblico difficilmente viene proposto.

Dopo quindi aver accennato la composizione di questo debito pubblico “netto”, passiamo a qualche dato.

DEBITO NETTO

Su questa tabella potete vedere tutti i dati salienti dell’ultimo anno. Importante è analizzare come le tre voci, se sommate (2+3+4 nella tabella), vanno a ridurre di molto il debito pubblico nazionale (nel 2011 una media di 205 miliardi), portando quindi il rapporto debito/pil molto più basso del 119% attuale (secondo Gpg siamo vicini al 107%).

Importante è poi notare anche il diverso andamento delle due tipologie di debito (che si può notare con facilità grazie alla colorazione dei valori: verso il rosso –> debito alto, verso il verde –> debito basso): mentre il debito lordo in valore nominale aveva fissato il suo massimo a luglio dello scorso anno, il debito netto ha fissato il suo massimo nel mese di novembre, in un chiaro trend di crescita che si sviluppa da inizio anno.

E tale trend lo si riesce a cogliere anche dal seguente grafico, che mostra come i due debiti si siano mossi in questi ultimi 10 anni e, nell’ultima rilevazione di novembre, si vede chiaramente come la divergenza si stia ampliando.

variaizone debito

In questo grafico poi ho volutamente riportato il tasso medio annuo di crescita del Pil pro-capite di quest’ultimo decennio (dal 1999 al 2009), al fine di semplificare la comprensione di molti lettori che guardando questi grafici non riescono a comprenderne il significato.

Ebbene, in questo grafico si può cogliere il reale funzionamento del (discutibile) rapporto debito/Pil: quando la variazione del debito è in “zona verde” (quindi minore della crescita del Pil) si avrà una riduzione del rapporto, se maggiore viceversa.

Ed ecco qui la spiegazione delle due manovre del governo Monti:

  1. La Salva-Italia per fare in modo di far rientrare i tassi di crescita del debito nella zona verde (ndr ridurli…)
  2. Il Cresci-Italia, che dovrebbe alzare quella zona verde, rendendo quindi il debito più sostenibile.

 

E qui sta il giochetto: il tuo debito può anche crescere a tassi altissimi, ma se il tuo Pil cresce ad un tasso maggiore il giocattolo funzionerà sempre e nessuno si lamenterà della crescita del tuo debito.

Ma quando il “giocattolo Pil” si rompe (vedasi Grecia), comincia una spirale che porta inevitabilmente a drastiche riduzioni di spesa pubblica o, in casi estremi, il default.

 

 

Note

(1): “debito pubblico netto” è una definizione impropria, visto che, secondo Gpg Imperatrice, ci sarebbero anche altre voci che ad oggi sono impossibili da contabilizzare con puntualità.

Note bibliografiche

Per i dati riguardanti il debito pubblico si è utilizzato il database pubblico di bankitalia, estrapolando i dati dalle tavole TCCE0300 e TIAA0450 [link]

Per i dati riguardo la crescita del Pil, si sono fatte delle elaborazioni partendo dai dati Istat, reperibili a questo [link] (file excel)

giovedì 9 febbraio 2012

L’indipendenza energetica Italia senza il nucleare

Nella giornata di oggi, Michele Dotti, un blogger (che scrive anche per il fatto quotidiano), ha citato un mio post sulla bilancia commerciale energetica [link]. Volevo quindi ringraziarlo, prendendo la palla al balzo e pubblicando un post che avevo in mente da giorni e che oggi è giusto proporre.

L’argomento di questo post, un po’ off-topic, è lo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia. Sfruttando i dati forniti da Terna, ho rielaborato i dati, ottenendo interessanti dinamiche previsionali.

Passiamo direttamente ai grafici senza tanti giri di parole.

energia rinn

Questo grafico ci mostra come negli ultimi 3 anni si siano mossi, da una parte le importazioni energetiche e, dall’altra, le energie rinnovabili, limitatamente all’energia eolica e fotovoltaica. Come potete ben vedere, anche con la parabola interpolante, le rinnovabili stanno seguendo un andamento parabolico, che è destinato ad aumentare, visto che, come ben sappiamo, la resa del fotovoltaico è maggiore nei periodi caldi.
Se però teniamo conto delle attuali tendenze e le proiettiamo al futuro, notiamo delle dinamiche interessanti. Quello che volevo sottolineare, è in sintesi, la cardinalità del settore rinnovabili. Infatti secondo questa mia proiezione, le rinnovabili per il 2014 potrebbero arrivare a circa 5.000 GWh, in grado cioè di coprire interamente l’attuale saldo estero!

Ma anche il confronto tra le produzioni rinnovabili e il totale dell’energia prodotta in Italia le cose sembrano cambiare.

% energia

Già oggi, nel mese di dicembre 2011 (mese “invernale”), le rinnovabili (tralasciando l’idrico e il geotermico) rappresentavano circa il 9% dell’intera produzione nazionale! E la tendenza per i prossimi 3 anni ci porterebbe a raggiungere tranquillamente il 20/25%. Non sono numeri da sottovalutare. Certo, ci sono delle criticità di cui tener conto, tra cui:

  1. il costo degli incentivi. Ipotizzando un costo di circa 0,30 €/Kwh nel 2011 sono stati sborsati sotto forma di incentivi,pagati cioè nelle bollette di ogni contribuente, circa 2.8 miliardi di €. E 0,30€/KWh è un prezzo molto basso, perché nei primi conti energia le tariffe erano molto maggiori.
  2. Una più moderna infrastruttura. Come penso si sappia, le energie rinnovabili non sono costanti, possono produrre di più in certi periodi del giorno (il fotovoltaico non genera elettricità di notte) o non produrre per interi giorni (l’eolico). Per risolvere questi problemi stanno nascendo quelle reti chiamate “smart grid”, cioè delle reti infrastrutturali in cui l’energia può essere distribuita, smistata e immagazzinata in base alla richiesta della rete. Ciò comporta altri maggiori costi, che però potrebbero renderci indipendenti da un punto di vista energetico.

Quindi l’indipendenza energetica la si può ottenere anche grazie alle energie rinnovabili e non solo grazie al nucleare. E forse, facendo qualche conto, si spende sì, ma si risparmia!

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Fonte: Rapporto mensile Terna [http://www.terna.it/default.aspx?tabid=379]

mercoledì 8 febbraio 2012

Debito pubblico [Novembre 2011]

Che sia il momento della svolta?

Mi faccio questa domanda perché guardando le serie storiche e i grafici sembra che qualcosa stia nettamente migliorando.

debito novembre 2011

Come vedete dal grafico, se da una parte lo stock di debito rimane attorno i 1900 miliardi di €uro, dall’altra è evidente come la variazione percentuale annua sia in discesa da metà 2009, e ad oggi si avvicina prepotentemente vicino ai livelli pre-crisi. Per capirci, rispetto a novembre scorso il debito è cresciuto di circa un 2% (ndr. mentre il Pil non è proprio cresciuto a quel tasso…).

Riprendendo quindi la tabella utilizzata nel post di settembre notiamo ancora più chiaramente la dinamica che si sta sviluppando.

 tabella debito

Come si può vedere (dati in miliardi di euro), negli ultimi tre mesi (settembre-novembre) la crescita del debito pubblico è di molto inferiore, sia rispetto agli altri mesi del 2011 e sia rispetto agli stessi mesi del 2009 e 2010.

E’ forse anche questa la ragione della caduta degli spread? Certo, avrà contribuito, ma il percorso è ancora lungo….

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