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domenica 7 aprile 2013

Facciamo i conti alla Pubblica Ammistrazione (Parte I – La spesa pubblica dal 2000 al 2012)

 

Pochi giorni fa l’Istat ha distribuito l’aggiornamento trimestrale sulla situazione della finanza pubblica, annunciando tra i molti dati il raggiungimento del target del 3% di debito/pil (2,9% per essere precisi) che ci permetterà di uscire dalla procedura di infrazione impartita dalla Commissione Europa.

A corredo del comunicato, l’Istat ha anche fornito qualche serie storica, da cui ho tratto qualche grafico che ritengo interessante per discutere su dati reali, e quindi con maggior ragionevolezza.

Premetto che cercherò di non fornirvi dati assoluti (cioè miliardi di €), in quanto ritengo che creino solo confusione nel lettore; pertanto cercherò di portare tutto sul “piano relativo”, fornendo quindi variazioni percentuali o composizioni di voci in percentuale. Tutti i grafici sono quasi tutti elaborati su dati trimestrali dal primo semestre 2000 al quarto trimestre 2012 (fonte istat.it).

Composizione della Spesa pubblica Italiana (2000-2012)image

Grafico a dir poco disarmante! Bisognerebbero riprenderlo in mano ogni volta che qualcuno parla di tagli e “buona politica economica”. Dal 2000 (quindi con successioni di diversi governi) circa l’80% di tutte le uscite pubbliche sono uscite correnti (vedi grafico successivo per un’analisi approfondita), mentre il restante 20% è quasi equamente distribuito tra interessi e spese per investimenti (uscite in c/capitale).

…..avete notato nulla? Ahahah! Anche l’Istat mi dà ragione (e dà ragione a Berlusconi e Brunetta a dire il vero): l’effetto spread ha avuto un impatto “limitato” sul totale della spesa pubblica! E’ passato dall’8,3% della spesa pubblica nel quarto trimestre 2010 (19,2 mld di €) al 10% della spesa pubblica del quarto trimestre 2012 (23,4 mld).

Un aumento sconvolgente!!!!

Ciò equivale ad aver aumentato di 4,2 miliardi il costo degli interessi a carico dello Stato. Peccato che nel frattempo il debito lordo sia passato da 1.848 mld a 1.988 mld (+7,6% in due anni!) Facciamo un conticino veloce? In rapporto al debito nel 2010 gli interessi (versati nel terzo trimestre) sono stati del 1,04%, mentre nel quarto trimestre 2012 erano al 1,18%. Cacchio che botto!

Avrete quindi capito che il vero problema è tagliare quelle “maledette” uscite correnti, che formano al quarto trimestre 2012 l’83% di tutto quel che viene speso dalla PA.

 

Composizione delle spese correnti (2000-2012)

image

Ecco qua forse il grafico chiave di tutta la recente storia economica italiana: la composizione delle spese correnti delle PA italiane. E sì cari lettori, il vero “cancro” economico italiano è la spesa per le nostre pensioni! Dal 2000 il costo, se rapportato al totale della spesa pubblica, continua a crescere nonostante riforme, controriforme e contro-controriforme. Negli ultimi 4 trimestri la situazione sembra stabilizzarsi, ma è dal 2007 che la tendenza è al rialzo (al tempo il governo in carica era il governo Prodi II). Resta comunque il fatto che la tendenza al rialzo non è certo determinata da decisioni di spesa pubblica di qualche anno fa. Il grafico parla chiaro: è una tendenza che continua da decenni e che si è autoalimentata senza soluzione di continuità. Solo se veramente riusciremo a stabilizzarla si potrà seriamente parlare di correzione strutturale degli sbilanci pubblici secondo la mia modestissima opinione.

Altro argomento da prendere in considerazione è la rilevanza (seppur confrontata agli altri contenuta) dei consumi intermedi. Negli ultimi tre mesi del 2012 l’Istat evidenzia che sono stati spesi 24 miliardi per consumi intermedi. Il 10% circa di tutta la spesa pubblica del periodo. E’ certamente una cifra rilevante, ma capite bene che se la spending review si focalizza principalmente su una compente della spesa (i consumi intermedi appunto) che conta un 10% del totale della spesa i risultati attesi non saranno di certo eclatanti!

 

Tendenze di alcuni componenti rilevanti della spesa pubblica (2000-2012)

image

Questa mia elaborazione ci fornisce ancora ulteriori spunti di discussione. Intanto, come già rilevato, le prestazioni sociali in denaro sono una componente di spesa SEMPRE in costante aumento qualunque sia l’andamento economico sottostante. Negli ultimi trimestri i tassi di crescita si sono stabilizzati attorno a valori molti più bassi rispetto agli anni precedenti, ma rimane il fatto che siano sempre preceduti dal segno più…

Sul lato interessi, vediamo che l’andamento replica di fatto la dinamica dei tassi che si è sviluppata in questi ultimi anni, con un evidente picco al primo trimestre dello scorso anno (insediamento del governo Monti I). Anche gli interessi continuano però a crescere, ma non tanto per l’andamento dei tassi e dello spread, ma per la crescita del debito pubblico (non mi stancherò mai di dirlo! Per maggiori informazioni leggiti i miei post sul debito pubblico entrando sul mio blog e cliccando sul banner in alto dove trovi la voce “Debito pubblico”).

La spending review invece comincia a generare risultati evidenti (nonostante non abbia rilievo sul totale della spesa). Un calo del 7% rispetto al quarto trimestre 2011 è un ottimo risultato. E c’è inoltre da evidenziare che dalla nomina del governo Monti i consumi intermedi sono una delle poche voci su cui effettivamente il Governo ha saputo usare l’ “acetta”.

In uno dei prossimi post vedrò di approfondire, sempre tramite l’utilizzo di grafici, l’andamento delle entrate pubbliche. Stay tuned.

 

Come ben sapete i post del mio blog sono postati anche su altre piattaforme, come RischioCalcolato, che mi permettono di avere una maggiore visibilità e raggiungere molti nuovi lettori.
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martedì 26 aprile 2011

Deficit/Pil e debito/Pil: arrivano i dati per il 2010

Oggi, Eurostat ha pubblicato i dati riguardo l’andamento dei vari ratio che “governano” i rapporti finanziari siglati dai vari trattati europei, da Maastricht in poi.

Vediamo allora in forma tabellare i vari dati e per ogni colonna vediamo di commentare l’evoluzione dei dati.

RAPPORTO DEBITO-PILDebito pubblico in percentuale al pil 2010 paesi europei eu

1. Solo 5 paesi della zona €uro rispettano il 60% di rapporto Debito/pil (nel 2009 erano 10!)

2. La Grecia nonostante tentativi di taglio del deficit (che come vedremo dopo è ancora oltre il 10%) continua a peggiorare il suo ratio, che nel 2010 ha sfondato il 140%.

3. I cinque paesi con più alto rapporto sono (in ordine decrescente): Grecia, Italia, Belgio, Irlanda e Portogallo. L’anno scorso l’Irlanda neanche non compariva tra i “last 5”.

PESO DEL DEBITO DI OGNI NAZIONE SULLA ZONA €UROComposizione debito pubblico zona €uro, 2010 Questo grafico io lo ritengo interessantissimo. Si può già dimostrare infatti che lo strumento creato per salvare gli stati in temporanea difficoltà (Efsf, per capire come funziona clicca qui) può dirsi già tecnicamente fallito, visto che il patrimonio di garanzia è già inferiore all’eventuale copertura di tutto lo stock di debito di Irlanda, Portogallo e Grecia.

Se poi volessimo simulare il Bailout del gruppetto dei PIIGS, la cifra da dover sborsare si agirebbe, ai valori del 2010, di 3.117 miliardi di €, equivalenti al 40% del debito europeo! Uno scenario improponibile!

AUMENTO DEL DEBITO RISPETTO ALL’ANNO PRECEDENTE

Aumento del debito rispetto l'anno precendente, paesi Ue, 2010

Anche qui i dati sono molto interessanti. Nel 2010 nella “Top 5” dei migliori debiti pubblici (intesi come i primi 5 debiti pubblici che sono cresciuti meno rispetto al 2009) vi sono Ungheria, Italia, Belgio, Francia e Olanda. Questo rappresenta forse il miglior dato che l’Italia ha registrato nel 2010, limitando di fatto le spinte speculative sul nostro debito. Bisogna anche sottolineare che calcolando una media aritmetica sugli ultimi 3 anni colpiti dalla crisi (2007-2010), l’Italia si pone al primo posto con una crescita media del 4,8%, contro il 47% irlandese, il 19% spagnolo, 11,6% portoghese e il 9,8% tedesco (media zona €uro +9,4%).

Se volessimo per esempio simulare uno scenario che avesse previsto un aumento medio annuo del 11,2% del debito italiano (questo è il tasso medio registrato dalla Grecia), ora il debito si aggirerebbe sui 2.203 miliardi di €, portando il rapporto debito-pil a 142, livello vicini a quello greco.

RAPPORTO DEFICIT-PIL

Deficit-pil dei paesi europei, 2010

Anche in questo caso l’Italia fa meglio degli altri paesi europei. Enorme il deficit Irlandese, che non tiene il confronto nemmeno con quello greco. Forte apprensione per il pesante deficit Inglese e spagnolo. Il primo forse molto sottovalutato, ma il regno unito riesce a garantirsi una ampia capacità finanziaria (con una banca centrale autonoma) che permette di sopportare anche questi deficit (come gli stessi Us).

Rispetto il 2009 la Spagna e il Belgio sono gli unici grandi paesi ad avere migliorato nettamente il rapporto, mentre in peggioramento sono i conti di Polonia, Austria e anche Germania.

giovedì 21 aprile 2011

Migliorano i conti nel 2010, per ridurre il debito ci vorrebbe una manovra pari al 5% del Pil

Il mese scorso avevamo discusso dei conti pubblici, ma oggi, prendendo “per buoni” i dati dpf presentati dal Ministro Tremonti, vediamo come si sono evoluti i conti nel 2010 (attenzione, perché possono esserci ampie differenze con i dati della Banca d’Italia che si sono utilizzati per i precedenti dati, che per il 2010 verranno pubblicati verso fine Maggio).

Elenchiamo le varie osservazioni per punti (i valori sono espressi in milioni di €).

  1. L’indebitamento netto (o deficit) è diminuito sia nominalmente (da 80.800 a 71.211) che in rapporto al Pil (da 5,3 al 4,6%).
  2. Le entrate da “imposte indirette” (Iva, Irap,…) sono in ripresa, registrando un aumento di 10 milioni rispetto al 2009, ritornando ai livelli del 2008. Importantissimo segnale, che è figlio sia di maggiori controlli fiscali e sia di una ripresa (non fortissima) dei consumi finali.
  3. Le prestazioni sociali in denaro sono ancora la voce preponderante per la spesa pubblica, rappresentando da sola il 38% del totale spese (298.200 €)Prestazioni sociali in denaro, in % al Pil 2010
  4. La spesa per interessi in calo, ma non frutto di una diminuzione del debito, bensì di un calo dei rendimenti. Effetto che svanirà quest’anno visto i tassi in ascesa in tutta la zona EU. Facendo una stima e prevedendo una crescita media annua del debito pubblico del 3,10%, risulterebbe un debito pubblico vicino a 1.900.000 milioni di €, che per un costo medio del debito (4,1%) genererebbe quasi 77.900 milioni di € di spesa per interessi, contro i 70.100 spesi nel 2010: +7.700)
  5. I consumi intermedi delle Pa sono diminuite di 1,1 milioni di €, segno dei tagli imposti dalla finanziaria del ministro.

Dovendo esporre un piccolo commento, bisogna sicuramente segnalare una stabilità dei conti pubblici, che è stata garantita da delle buone finanziarie. Se togliamo l’effetto interessi, siamo vicini ad un avanzo primario, segno che l’equilibrio per ora non è sotto pressione. Ma se la via maestra è la riduzione del debito, ad ora servirebbe una manovra da 80.000 mil di €, o il 5% del Pil. Mica bruscolini…

Andamento delle principali voci di spesa stato italiano 2010Andamento dell'avanzo primario e dell'indebitamento netto Italia 2010

giovedì 29 luglio 2010

Deficit o debito/pil?

Qui sotto potrete divertirvi a vedere l’andamento negli ultimi nove anni dei deficit nazionali rapportati al rapporto debito/Pil. Prima però volevo fare qualche considerazione.
Analizziamo le nazioni che sono agli estremi di questi due valori, individuando le nazioni con rapporto debito/Pil maggiore di 75% e deficit sotto sopra il 5% (il deficit per definizione è negativo), sempre con riferimento ai dati del 2009.
Costruiamo una tabella per vederci meglio.

Nazione Debito/pil > 75% Deficit > 5%
Italia 116 %   5,3 %
Grecia 115 % 13,6 %
Irlanda OK 14,3 %
Belgio 96,7 % 6 %
Francia 77,6 % 7,5 %
Portogallo 76,8 % 9,4 %
Ungheria 78,3 % OK
Spagna OK 11,2 %
Regno unito OK 11,5%
Irlanda OK 14,3 %
Olanda OK 5,3 %

Il mercato infatti, a maggio di quest’anno, alla fine dove ha puntato il coltello? Sulla Grecia appunto! Debito elevatissimo e deficit anche esso elevato (è poco meno di 1/3 di quello italiano, quando il debito greco in € è 1/6 di quello italiano!).
 
CDS al 26 Luglio 2010

 
Ora provando a fare una previsione, quale potrebbe essere la prossima (o le prossime nazioni) che potrebbero incorrere in altre speculazioni?
Credo che la candidata sia solo una nazione: la Spagna. E’ L’unica delle grande nazioni europee che non è ancora uscita dalla recessione (il primo trimestre lo ha chiuso a –1,3%, contro il + 0,5% italiano), il tasso di disoccupazione è sempre più alto (19,9% in maggio 10), possiede un settore bancario vicino al collasso (vedasi risultati dello stress test) e presenta un aumento sconsiderato del debito pubblico, nonostante rimanga ancora sotto il 75%. Tutti dati che presagiscono una situazione turbolenta per la nazione che, negli ultimi anni, almeno sportivamente ha dominato in Europa e nel mondo. Speriamo solo di non rivederci di nuovo a riparlare della Spagna fra un paio di mesi, perché poi il secondo obbiettivo diventeremo noi….

download (1)
Istruzioni per la lettura del grafico qui sopra.


domenica 29 novembre 2009

Sono giuste le critiche sul deficit italiano?

In questi ultimi anni, le discussioni riguardo il deficit italiano hanno sempre fatto seguito alle critiche di gran parte degli osservatori internazionali, tra cui la stessa commissione Ue che deve accertarsi il rispetto del rapporto deficit/pil al 3% per tutti i membri dell’Unione. In questi mesi, poi, le questioni si sono fatte ancora più critiche, visto l’andamento economico generale e la crescita  (anche se a ritmi più bassi degli altri paesi) del terzo debito pubblico mondiale, previsto al 115,30% rispetto al Pil dal [Dpef 2010-2013 (pag.... 7)].

A parte la questione indebitamento, che meriterebbe un articolo a parte, proviamo a concentrare il mio articolo sulla questione deficit.

Il deficit è un pensiero economico ormai assodato nella finanza pubblica. Ormai ogni governo nazionale accetta e prevede il deficit come strumento per finanziare le proprie politiche fiscali e governative. In sostanza, il deficit va ad indicare il “saldo” tra i ricavi e i costi dell’intera PA e l’intero settore pubblico. E’ logico intuire che, se il saldo fosse positivo, si avrebbe un surplus pubblico, mentre se fosse negativo, si avrebbe il più comune deficit. Questo comunque non toglie il fatto che, anche in Europa vi siano esempi di surplus pubblici; chiari esempi possono essere la Danimarca, Germania e Olanda [dati riferiti al 2008]. Vi invito comunque a leggere il concetto di deficit su wikipedia.

Dai documenti Ocse, e dopo alcune correzioni che hanno reso sicuramente meno preciso i dati, ho elaborato l’andamento del deficit-pil dal 2000 di alcuni paesi europei.

deficitpil

In grassetto ho marciato i principali paesi “spia” che, secondo il mio punto di vista, rappresentano i “poli” dell’economia Europea (dalla parsimoniosa Germania all’ Inghilterra disastrata dal settore bancario). Certo, credo che anche voi vi sareste immaginati una situazione generale ben più grave, ma questo è la situazione, i “numeri” su cui bisogna discutere.

Ora direi di cominciare a fare qualche osservazione su quello che possiamo capire e interpretare da questo grafico:

  • Nel 2008, cioè nell’anno dell’esplosione della crisi (che comunque ha sferrato i suoi colpi più duri nel 2009) solo 5 erano i paesi europei a rischio di eccessivo deficit, e dunque di incorrere nella procedura di infrazione (importante nota: nel grafico non sono rappresentati solo in paesi che hanno adottato l’euro, ma paesi della “zona” europea. L’infrazione non può infatti procedere contro i paesi che non adottano l’euro!): Polonia, Irlanda, Grecia, Inghilterra e Francia.
  • Negli ultimi otto anni (dal 2000), l’Italia ha sfondato il tetto del 3% solo nel 2005, a cui sono seguiti due anni di forte contrazione, anche grazie a manovre finanziare molto rigide promosse dal governo Prodi (oggetto di numerose critiche per la priorità che il governo ha dato all’equilibrio statale rispetto alle imprese e le famiglie).
  • Situazione molto allarmante è quella della Spagna. Nel biennio 2006-2007 presentava un surplus del 1,85% (il surplus è indicato da tutti i grafici sotto l’asse dello zero) e in meno di un anno il deficit è esploso già oltre al 3% del Pil, e secondo il Wall Street Journal non si fermerà su questa soglia [link Wsj].
  • I dati del 2009 non sono ancora stati ufficializzati, ma la commissione europea ha già aperto le procedure di infrazione per deficit eccessivo e stilato i relativi piani. Da un articolo de La Stampa, leggiamo:

“La Commissione europea ha proposto oggi di fissare al 2013 il termine per riportare il deficit sotto il 3% in Austria, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Paesi Bassi e Portogallo, mentre ha dato un anno in più all'Irlanda e due al Regno Unito. Il termine per Italia e Belgio è invece fissato al 2012, poiché i due paesi sono caratterizzati “da una dimensione inferiore del disavanzo e dalla contemporanea esistenza di un elevato debito pubblico”. [link La Stampa], 11-11-2009.

 

Ma ritorniamo alla questione principale, sono giuste le critiche sul deficit italiano?

Io credo proprio di no. Il nostro paese è afflitto da un grossissimo debito pubblico e risulterebbe logico pensare che l’andamento del deficit sia correlato. Invece, contrariamente a quanto la logica ci farebbe pensare, il deficit è molto più sotto controllo di quanto sembra. Vi è difficile credere a questa mia opinione? Allora, utilizzando solo le previsioni di due sole nazioni, quella Italiana (stime commissione Ue) e Spagna (stime WsJ dell’ articolo precedente), ho ottenuto quest’altro grafico.

deficitpilproiez Chi ha voglia di richiedere a Zapatero del sorpasso economico della Spagna sull’Italia? Dov’è tutto quel benessere che Zapatero dice di aver creato (disoccupazione al 18%; un esplosione che sta preoccupando tutta l’europa)?

Io in Spagna in questo ultimo decennio ho visto solo una bolla, una bolla immobiliare! Ma quale sorpasso…

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