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lunedì 16 maggio 2011

Il rapporto debito/pil: la chiave che spiega come la Grecia dovrà prima o poi ristrutturare il suo debito

AGGIORNAMENTO DEL 26 LUGLIO 2011

I fatti alla fine hanno confermato quella che era la mia previsione, che ormai tutti riconoscevano ma nessuno voleva attuare. Certo che nel complesso del "default guidato" non si sa ancora nulla, e la preoccupazione di essere davanti un pasticcio pur di tener su la baracca c'è ed aleggia sempre di più sulle nostre teste.

Un'altra cosa che su cui vorrei aggiornarvi e che sto riprendendo in un nuovo post è che la previsione che riportavo su questo post era basata sul un debito pubblico (che sulla tabella non è riportato) che a fine anno doveva essere di 1.891 miliardi di euro. Ai dati di maggio 2011, il debito pubblico invece a segnato un nuovo record a 1.897, raggiungendo quindi il mio target prefissato con mezzo anno in anticipo. Il che porta ovviamente a rivedere la previsione del debito/pil, che potrebbe facilmente per fine anno sfondare i 120-121 % su Pil.

giovedì 29 luglio 2010

Deficit o debito/pil?

Qui sotto potrete divertirvi a vedere l’andamento negli ultimi nove anni dei deficit nazionali rapportati al rapporto debito/Pil. Prima però volevo fare qualche considerazione.
Analizziamo le nazioni che sono agli estremi di questi due valori, individuando le nazioni con rapporto debito/Pil maggiore di 75% e deficit sotto sopra il 5% (il deficit per definizione è negativo), sempre con riferimento ai dati del 2009.
Costruiamo una tabella per vederci meglio.

Nazione Debito/pil > 75% Deficit > 5%
Italia 116 %   5,3 %
Grecia 115 % 13,6 %
Irlanda OK 14,3 %
Belgio 96,7 % 6 %
Francia 77,6 % 7,5 %
Portogallo 76,8 % 9,4 %
Ungheria 78,3 % OK
Spagna OK 11,2 %
Regno unito OK 11,5%
Irlanda OK 14,3 %
Olanda OK 5,3 %

Il mercato infatti, a maggio di quest’anno, alla fine dove ha puntato il coltello? Sulla Grecia appunto! Debito elevatissimo e deficit anche esso elevato (è poco meno di 1/3 di quello italiano, quando il debito greco in € è 1/6 di quello italiano!).
 
CDS al 26 Luglio 2010

 
Ora provando a fare una previsione, quale potrebbe essere la prossima (o le prossime nazioni) che potrebbero incorrere in altre speculazioni?
Credo che la candidata sia solo una nazione: la Spagna. E’ L’unica delle grande nazioni europee che non è ancora uscita dalla recessione (il primo trimestre lo ha chiuso a –1,3%, contro il + 0,5% italiano), il tasso di disoccupazione è sempre più alto (19,9% in maggio 10), possiede un settore bancario vicino al collasso (vedasi risultati dello stress test) e presenta un aumento sconsiderato del debito pubblico, nonostante rimanga ancora sotto il 75%. Tutti dati che presagiscono una situazione turbolenta per la nazione che, negli ultimi anni, almeno sportivamente ha dominato in Europa e nel mondo. Speriamo solo di non rivederci di nuovo a riparlare della Spagna fra un paio di mesi, perché poi il secondo obbiettivo diventeremo noi….

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Istruzioni per la lettura del grafico qui sopra.


domenica 25 luglio 2010

Debiti pubblici in Europa: quanto sono cresciuti dal 2007?

Grafico interessante quello che vi propongo oggi. Si tratta di un estratto della banca dati PEEI (eurostat), il quale fornisce annualmente un aggiornamento riguardo lo stock di debito pubblico di ogni nazione Europea. Partendo dalla media dell’Eurozona (19,20% di crescita dal 2007, anno di scoppio della crisi) è facile notare chi si è indebitato di più e chi di meno, relativamente allo stock di partenza del 2007. Note3Per avere una lettura più corretta, bisogna sempre ribadire che ogni nazione partiva da livelli di debito/pil molto diversi tra di loro (esempio lampante è il confronto tra Italia e Spagna, per la prima sopra il 103,5%, per la seconda 36%) e quindi chi era a livelli minori ha potuto accedere più facilmente al debito per sopperire alle inevitabili cadute delle entrate fiscali, ma giustificare un esplosione di quasi il 40% (caso Spagnolo) in un solo anno dovrebbe preoccupare.

Come a preoccupare molto dovrebbe essere la Gran Bretagna. Anche lei non naviga su acque limpide e in presenza, tra l’altro, di un deficit vicino all’11,5% non credo che il mercato nei prossimi mesi sarà molto “gentile” con le sue aste di gilt.

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Ricordiamoci sempre un motto di un grande economista, J. M. Keynes, che oggi rispecchia sempre più la situazione che si va a profilare:

“il mercato azionario può rimanere irrazionale più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile”

domenica 29 novembre 2009

Sono giuste le critiche sul deficit italiano?

In questi ultimi anni, le discussioni riguardo il deficit italiano hanno sempre fatto seguito alle critiche di gran parte degli osservatori internazionali, tra cui la stessa commissione Ue che deve accertarsi il rispetto del rapporto deficit/pil al 3% per tutti i membri dell’Unione. In questi mesi, poi, le questioni si sono fatte ancora più critiche, visto l’andamento economico generale e la crescita  (anche se a ritmi più bassi degli altri paesi) del terzo debito pubblico mondiale, previsto al 115,30% rispetto al Pil dal [Dpef 2010-2013 (pag.... 7)].

A parte la questione indebitamento, che meriterebbe un articolo a parte, proviamo a concentrare il mio articolo sulla questione deficit.

Il deficit è un pensiero economico ormai assodato nella finanza pubblica. Ormai ogni governo nazionale accetta e prevede il deficit come strumento per finanziare le proprie politiche fiscali e governative. In sostanza, il deficit va ad indicare il “saldo” tra i ricavi e i costi dell’intera PA e l’intero settore pubblico. E’ logico intuire che, se il saldo fosse positivo, si avrebbe un surplus pubblico, mentre se fosse negativo, si avrebbe il più comune deficit. Questo comunque non toglie il fatto che, anche in Europa vi siano esempi di surplus pubblici; chiari esempi possono essere la Danimarca, Germania e Olanda [dati riferiti al 2008]. Vi invito comunque a leggere il concetto di deficit su wikipedia.

Dai documenti Ocse, e dopo alcune correzioni che hanno reso sicuramente meno preciso i dati, ho elaborato l’andamento del deficit-pil dal 2000 di alcuni paesi europei.

deficitpil

In grassetto ho marciato i principali paesi “spia” che, secondo il mio punto di vista, rappresentano i “poli” dell’economia Europea (dalla parsimoniosa Germania all’ Inghilterra disastrata dal settore bancario). Certo, credo che anche voi vi sareste immaginati una situazione generale ben più grave, ma questo è la situazione, i “numeri” su cui bisogna discutere.

Ora direi di cominciare a fare qualche osservazione su quello che possiamo capire e interpretare da questo grafico:

  • Nel 2008, cioè nell’anno dell’esplosione della crisi (che comunque ha sferrato i suoi colpi più duri nel 2009) solo 5 erano i paesi europei a rischio di eccessivo deficit, e dunque di incorrere nella procedura di infrazione (importante nota: nel grafico non sono rappresentati solo in paesi che hanno adottato l’euro, ma paesi della “zona” europea. L’infrazione non può infatti procedere contro i paesi che non adottano l’euro!): Polonia, Irlanda, Grecia, Inghilterra e Francia.
  • Negli ultimi otto anni (dal 2000), l’Italia ha sfondato il tetto del 3% solo nel 2005, a cui sono seguiti due anni di forte contrazione, anche grazie a manovre finanziare molto rigide promosse dal governo Prodi (oggetto di numerose critiche per la priorità che il governo ha dato all’equilibrio statale rispetto alle imprese e le famiglie).
  • Situazione molto allarmante è quella della Spagna. Nel biennio 2006-2007 presentava un surplus del 1,85% (il surplus è indicato da tutti i grafici sotto l’asse dello zero) e in meno di un anno il deficit è esploso già oltre al 3% del Pil, e secondo il Wall Street Journal non si fermerà su questa soglia [link Wsj].
  • I dati del 2009 non sono ancora stati ufficializzati, ma la commissione europea ha già aperto le procedure di infrazione per deficit eccessivo e stilato i relativi piani. Da un articolo de La Stampa, leggiamo:

“La Commissione europea ha proposto oggi di fissare al 2013 il termine per riportare il deficit sotto il 3% in Austria, Francia, Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Paesi Bassi e Portogallo, mentre ha dato un anno in più all'Irlanda e due al Regno Unito. Il termine per Italia e Belgio è invece fissato al 2012, poiché i due paesi sono caratterizzati “da una dimensione inferiore del disavanzo e dalla contemporanea esistenza di un elevato debito pubblico”. [link La Stampa], 11-11-2009.

 

Ma ritorniamo alla questione principale, sono giuste le critiche sul deficit italiano?

Io credo proprio di no. Il nostro paese è afflitto da un grossissimo debito pubblico e risulterebbe logico pensare che l’andamento del deficit sia correlato. Invece, contrariamente a quanto la logica ci farebbe pensare, il deficit è molto più sotto controllo di quanto sembra. Vi è difficile credere a questa mia opinione? Allora, utilizzando solo le previsioni di due sole nazioni, quella Italiana (stime commissione Ue) e Spagna (stime WsJ dell’ articolo precedente), ho ottenuto quest’altro grafico.

deficitpilproiez Chi ha voglia di richiedere a Zapatero del sorpasso economico della Spagna sull’Italia? Dov’è tutto quel benessere che Zapatero dice di aver creato (disoccupazione al 18%; un esplosione che sta preoccupando tutta l’europa)?

Io in Spagna in questo ultimo decennio ho visto solo una bolla, una bolla immobiliare! Ma quale sorpasso…

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