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mercoledì 1 febbraio 2012

Il vero rischio bancario? Non sono i titoli di stato…bensì il privato cittadino!

Questo post era da mesi che volevo scriverlo. Quello che mi mancava erano le serie storiche. E oggi, dopo settimane di ricerca penso di essere arrivato alla serie storica corretta (o almeno spero).

La questione centrale di questi ultimi mesi è il debito pubblico e il sistema bancario. Molto si dice e si è detto, ma nessuno pubblica dati o grafici che possano permette ad ognuno di noi di poter capire la realtà del nostro paese. Ebbene, in questo post ambisco proprio a fornirvi alcuni grafici che permettano ad ognuno di farsi la propria idea. Spero almeno sia gradito lo sforzo!

 

Titoli di stato italiani e sistema bancario

Quanti titoli pubblici detengono le nostre banche? Ecco il grafico che finalmente risponderà alla vostra domanda.

Titoli di stato italiani

Le banche posseggono molto debito pubblico! Stando ai dati più recenti, a novembre 2011 le banche detenevano circa 219 miliardi di debito pubblico. Una cifra non nuova però al sistema bancario, infatti nel 1997 ci si aggirava tranquillamente attorno ai 200 miliardi, quando il debito pubblico era molto minore (circa 1200 miliardi). Per cui se dal punto di vista nominale non si possono cogliere tendenze particolare, se poniamo la nostra attenzione su altri due indicatori si possono dedurre delle tendenze importanti.

La linea a puntini mette in relazione i titoli di stato detenuti dal sistema bancario e il totale degli attivi del sistema bancario (in breve tutti gli investimenti delle banche, che comprendono anche i prestiti a noi clienti o correntisti). Ebbene, dal 1998, quando i titoli pubblici rappresentavano circa il 13% dell’intero attivo, si è passati a livelli bassissimi, attorno al 3% del 2008. Poi però dall’ottobre del 2008 qualcosa è cambiato. (Questa data ricorrerà anche in seguito e combacia proprio con il fallimento di Lehman Brothers, il vero bubbone che ha scatenato tutto, compreso l’ampliamento dello spread). Improvvisamente i titoli del debito pubblico apparivano titoli sicuri e il loro rendimento (che era leggermente maggiore dei titoli del centro Europa) avrà sicuramente attirato numerosi acquisti, raggiungendo ad agosto dello scorso anno la quota del 6%. Non male in 3 anni. Da agosto però qualcosa cominciò a scricchiolare (spread) e ai dati di oggi (novembre) siamo in leggero arretramento: segno che gli istituti hanno cominciato a vendere? A vedere i dati da Agosto a Novembre 2011 l’ammontare di titoli si è ridotto di circa 7,7 miliardi (circa un 4% sul totale) e sinceramente non mi sembra un grosso ammontare di denaro in deflusso.

Passando all’altro indicatore, rappresentato dalla linea tratteggiata nera, si è voluto evidenziare la quantità di titoli in relazione a tutto il debito pubblico, che risulta circa il 12% del totale. Poco, che è anche inferiore ad un decennio fa, quando ci si avvicinava anche al 16%.

 

Prestiti ai privati (residenti)

Quest’altro grafico ci mostra la relazione tra i prestiti ai residenti (siano esse imprese o privati) e il totale attivi e l’ammontare nominale di tali titoli.

Prestiti a residenti italiani

Anche in questo grafico si può notare come le date evidenziate precedentemente siano rilevanti. Infatti, dallo scoppio della vera crisi finanziaria, le banche hanno chiuso i rubinetti, passando dal 65% dell’attivo al 61% (agosto 2011), equivalenti a circa 150 miliardi di minori finanziamenti. Sono veramente molti e la situazione sembra in peggioramento. Infatti gli attivi continuano comunque a crescere, ma per altre attività, non sicuramente per via dei prestiti.

 

Rapporto tra i prestiti al settore privato e i titoli di debito pubblico sottoscritti

Rapporto prestiti privati e titoli pubblici

Questo grafico è il più importante in assoluto. Se immaginiamo questa serie come un indicatore di leverage finanziario…ebbene sì, cari lettori, siamo in fase di delevegering! Le banche stanno riducendo le esposizione verso i privati pesantemente. E’ un fortissimo delevegering! E guarda caso da dove è cominciato il tutto? Novembre 2008, due mesi dopo il fallimento Lehman.

Diciamolo chiaro e tondo. Lasciar fallire Lehman non avrà fatto distruggere il sistema finanziario mondiale, ma ha finalmente reso evidente che il Moral Hazard prima o poi qualcuno lo paga ai piani alti. Peccato che poi ricada tutto sull’economia reale, quella del piccolo cittadino che vuole comprarsi una casa o quella del piccolo imprenditore che deve finanziare la sua attività.

giovedì 29 dicembre 2011

Depositi bancari in Italia: un’analisi super partes. Dicembre 2011

In questi giorni c’è molta discussione riguardo la fuga dai conti correnti che gli italiani tengono presso i propri intermediari bancari italiani. Ma proviamo a vedere la realtà per quella che è, prendendo a riferimento i dati ufficiali della Banca d’Italia [link all’ultimo bollettino].

STOCK DEI DEPOSITI BANCARI IN ITALIA

Depositi crescita

Il grafico mostra come negli ultimi 13 anni i depositi bancari siano cresciuti ad un ritmo pressoché costante (7,31% annuo). Dal 2009 però cominciano a registrarsi diverse anomalie. Si riesce chiaramente a vedere che i depositi sono cresciuti ad un tasso molto alto a partire dalla fine del 2008, anche forse a causa del collasso di Lehman Brothers e della fuga dagli investimenti “rischiosi” (con destinazione i depositi, ritenuti più sicuri). Dai massimi del 2009, i depositi ora sembrano in fase di leggera discesa, non certo una caduta verticale (siamo a circa un 5% dai massimi del maggio del 2010).

Tendenza che si conferma anche osservando i tassi medi applicati suoi depositi (interessi attivi per il cliente). Dalla metà del 2010, come si può vedere dal grafico a seguire, le banche hanno aumentato il rendimento sui depositi dei clienti pur di attrarre maggior liquidità. Liquidità che però ad oggi non sembra rientrare.tassi prestito

Tanto per fare un raffronto, le banche greche hanno visto, nei primi 8 mesi del 2011 una caduta del 10% dei depositi, quando il sistema bancario italiano ne perdeva il 3,24%. La situazione greca è sicuramente diversa dalla nostra e noi potremmo essere solo all’inizio, ma confrontarci con la Grecia mi sembra, attualmente, un’esagerazione bella e buona! :)

dati %

VARIAZIONE ANNUALE

depositiQuest’altro grafico rappresenta la tabella esposta precedentemente.Si può notare che dal 2002 dopo un importante crescita dei depositi la tendenza si sia fortemente ridotta, fino ad arrivare al fallimento di Lehman Brothers (pallino rosso) che ha rimesso in discussione tutto, generando un fortissimo afflusso di capitali verso i depositi. Poi però qualcosa è successo. Dall’agosto del 2009 la caduta è ripidissima, fino ad arrivare a novembre 2010, mese in cui è cominciato il vero deflusso dei depositi (che continua tutt’ora). Molti quindi potrebbero dire che questi depositi si siano trasformati in contante, ma questa affermazione risulta inesatta. Infatti in questi ultimi mesi la correlazione tra banconote e depositi è positiva, per cui non si può riscontrare tale “switch”.

Questa post rappresenta un mio tentativo di mostrare la realtà dei fatti con gli innumerevoli dati statistici che Bankitalia ci offre. Invito quindi i lettori a giungere autonomamente alle proprie conclusioni.

Fonti: Bollettino bankitalia e sito web http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/pimsmc/pimsmc11/sb63_11/suppl_63_11.pdf

Ho scritto questo post perché ho letto un interessante post di FunnyKing [link] che non mi appariva molto chiaro. Diciamo pure che questo è un “post di risposta” per ampliare il discorso. Potevo scrivere un lungo commento, ma almeno in questo modo si ha la possibilità di raggiungere molti più lettori. Ricordati di diventare fan del mio blog su facebook!

lunedì 7 marzo 2011

Delinquency rate e svalutazioni: ancora irrimediabilmente alti!

Oggi lascerò lo spazio a tre importanti grafici riguardanti le svalutazioni bancarie e i delinquency rate americani (l’equivalente dei nostri tassi di insoluto), dedicandone ad ognuno un piccolo commento.Svalutazioni bancarie e prestiti coperti da ipoteche - usa - 2010 Il primo grafico è un confronto che riguarda il totale dei prestiti erogati da principali 100 istituti bancari americani e le relative svalutazioni su tali prestiti. Due le dinamiche che credo siano da evidenziare:
  1. Dalla metà del 2009 i prestiti contratti con ipoteche hanno seguito un evidente trend ribassista. Molti potranno dire che il cittadino americano può aver cambiato metodo di acquisto, pagando in contanti i suoi acquisti più importanti, ma in una situazione economica è del genere è impensabile.
  2. Le svalutazioni dopo il picco di fine 2009 si noto fortemente ridotte, ma all’ultimo trimestre disponibile (il terzo del 2010) esse ammontano ancora a 15 miliardi di $ nel singolo trimestre. Ancora troppo alte per non tenerle ancora in considerazione.
Tasso delinquency USA 2010 Il secondo grafico invece riprende in parte il primo (riportando di colore blu le svalutazioni nette) aggiungendo anche il tasso di delinquency del periodo. Il tasso di delinquency è quello che per noi italiani è il tasso di insoluto, cioè il numero di prestiti con pagamenti in ritardo sui prestiti totali. Qui la questione si ridimostra ancora più nella sua gravità. Nel 2007 il tasso medio era perfino inferiore del 2%. Al terzo trimestre del 2010 viaggiava stabilmente sopra il 10%. E, almeno statisticamente, potrebbe rimanerci per un periodo prolungato.
Note2 Il terzo grafico invece mira a dimostrare la forte relazione che c’è tra i due dati. La relazione non è fortissima (>50%), ma a titolo teorico è facile osservare che per far rientrare il tasso di delinquency sotto l’8% le svalutazioni attuali dovrebbero ridursi di 2/3 (Vale ovviamente anche il discorso opposto se partiamo da un target per le svalutazioni di 5 miliardi). In evidenza poi c’è il quadrato nero, che è il dato riguardante il terzo trimestre del 2010. Questo grafico poi è interessante perché ci permette di vedere visivamente il percorso cronologico dei due dati. E se da un lato le svalutazioni si sono ridotte (quindi prettamente un ambito finanziario) dall’altro il tasso di delinquency è ancora notevolmente alto e non è diminuito. Ancora di più quindi la realtà economica comincia ad allontanarsi dalla pseudo realtà finanziaria. Delle due cose o è l’una o è l’altra: o i prossimi dati mostreranno una forte caduta del tasso di delinquency e allora il mercato occupazionale/immobiliare potrà riprendersi; oppure è tutta una bolla gestita dalle banche centrale mondiali che potrebbe scoppiare dall’oggi al domani.
Non perderò di vista questi argomenti. Quando saranno disponibili i nuovi aggiornamenti, avremmo l’occasione di analizzarli di nuovo.

sabato 23 gennaio 2010

C’è qualcosa che non va?!?

assets and svalutation

E’ da un ora che non mi riesco a spiegarmi come possa essere possibile?

Come è possibile che i Nonperforming assest (attivi bancari come mutui o prestiti che sono già incorsi in ritardi e dunque potenzialmente inesigibili) relativi ai sola categoria consumer (cioè della normale clientela privata) continuino a crescere e le relative svalutazioni di tali attivi diminuiscono?

Una spiegazione potrebbe essere sicuramente che le svalutazioni devono essere tra loro sommate trimestre dopo trimestre e rappresenterebbero allora una situazione ben diversa. Ma resta in tal caso evidente come dal secondo trimestre le svalutazioni hanno cominciato a ridursi a ritmi molto veloci. Ma saranno veramente rose?