Visualizzazione post con etichetta banca centrale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta banca centrale. Mostra tutti i post

giovedì 29 dicembre 2011

Depositi bancari in Italia: un’analisi super partes. Dicembre 2011

In questi giorni c’è molta discussione riguardo la fuga dai conti correnti che gli italiani tengono presso i propri intermediari bancari italiani. Ma proviamo a vedere la realtà per quella che è, prendendo a riferimento i dati ufficiali della Banca d’Italia [link all’ultimo bollettino].

STOCK DEI DEPOSITI BANCARI IN ITALIA

Depositi crescita

Il grafico mostra come negli ultimi 13 anni i depositi bancari siano cresciuti ad un ritmo pressoché costante (7,31% annuo). Dal 2009 però cominciano a registrarsi diverse anomalie. Si riesce chiaramente a vedere che i depositi sono cresciuti ad un tasso molto alto a partire dalla fine del 2008, anche forse a causa del collasso di Lehman Brothers e della fuga dagli investimenti “rischiosi” (con destinazione i depositi, ritenuti più sicuri). Dai massimi del 2009, i depositi ora sembrano in fase di leggera discesa, non certo una caduta verticale (siamo a circa un 5% dai massimi del maggio del 2010).

Tendenza che si conferma anche osservando i tassi medi applicati suoi depositi (interessi attivi per il cliente). Dalla metà del 2010, come si può vedere dal grafico a seguire, le banche hanno aumentato il rendimento sui depositi dei clienti pur di attrarre maggior liquidità. Liquidità che però ad oggi non sembra rientrare.tassi prestito

Tanto per fare un raffronto, le banche greche hanno visto, nei primi 8 mesi del 2011 una caduta del 10% dei depositi, quando il sistema bancario italiano ne perdeva il 3,24%. La situazione greca è sicuramente diversa dalla nostra e noi potremmo essere solo all’inizio, ma confrontarci con la Grecia mi sembra, attualmente, un’esagerazione bella e buona! :)

dati %

VARIAZIONE ANNUALE

depositiQuest’altro grafico rappresenta la tabella esposta precedentemente.Si può notare che dal 2002 dopo un importante crescita dei depositi la tendenza si sia fortemente ridotta, fino ad arrivare al fallimento di Lehman Brothers (pallino rosso) che ha rimesso in discussione tutto, generando un fortissimo afflusso di capitali verso i depositi. Poi però qualcosa è successo. Dall’agosto del 2009 la caduta è ripidissima, fino ad arrivare a novembre 2010, mese in cui è cominciato il vero deflusso dei depositi (che continua tutt’ora). Molti quindi potrebbero dire che questi depositi si siano trasformati in contante, ma questa affermazione risulta inesatta. Infatti in questi ultimi mesi la correlazione tra banconote e depositi è positiva, per cui non si può riscontrare tale “switch”.

Questa post rappresenta un mio tentativo di mostrare la realtà dei fatti con gli innumerevoli dati statistici che Bankitalia ci offre. Invito quindi i lettori a giungere autonomamente alle proprie conclusioni.

Fonti: Bollettino bankitalia e sito web http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin/banc_fin/pimsmc/pimsmc11/sb63_11/suppl_63_11.pdf

Ho scritto questo post perché ho letto un interessante post di FunnyKing [link] che non mi appariva molto chiaro. Diciamo pure che questo è un “post di risposta” per ampliare il discorso. Potevo scrivere un lungo commento, ma almeno in questo modo si ha la possibilità di raggiungere molti più lettori. Ricordati di diventare fan del mio blog su facebook!

sabato 11 giugno 2011

Bce e il bilancio della banca centrale europea

In questi ultimi anni hanno preso sempre più il centro della scena le banche centrali, ovvero la loro politica monetaria.La banca centrale infatti non è una semplice banca che ha come fine caratteristico il fornire credito al sistema economico reale; è qualcosa di ben più diverso e complicato.

Guardando anche solo alle dimensioni, ci accorgiamo subito che la nostra banca centrale europea presenta nel suo conto patrimoniale attività per circa 1900 miliardi di euro, ben 400 miliardi in più del nostro prodotto interno lordo italiano. E questo ci fa già capire cosa rappresenti la gestione di un colosso finanziario del genere.

Assodato che la Bce sia un colosso finanziario, ad essa spetta essenzialmente il compito di guidare la politica monetaria. Tralasciando quindi le decisioni sui tassi, che sono essenzialmente basati su analisi economiche che variano con l’andamento economico, sarebbe interessante analizzare il secondo strumento che la Bce possiede per drenare o immettere liquidità nel sistema; sto parlando infatti delle operazioni di mercato aperto e/o su iniziativa delle controparti.

La Bce infatti può immettere liquidità sui mercati interbancari effettuando operazioni di acquisto titoli, versando quindi la liquidità usata per l’acquisto dei titoli sul mercato. Ovviamente, con la vendita di detti titoli, drena liquidità al mercato.

Esistono però 2 macro tipi di interventi. Il primo tipo che ora analizzeremo è quello di iniziativa Bce, l’altro invece è di iniziativa delle singole banche europee, che possono avvalersi al sistema centrale come “prestatore di ultima istanza”.

La Bce quindi può decidere autonomamente, tramite pronti conto termine di immettere liquidità nel mercato. Però ha due scelte: o un immissione ordinaria con scadenza settimanale, oppure scegliere un operazione più a lungo termine che permetta di mantenere più liquidità nel sistema. Ora diamo un occhiata ai grafici.Operazioni di rifinanziamento a lungo termine Bce ecb 2011 giugno Questo grafico rappresenta uno storico degli interventi messi in atto dalla Bce negli ultimi 12 anni. E’ facile notare che fino al 2006 la tendenza è stata stabile: forte preponderanza delle operazioni ordinarie e un importanza marginale di quelle a più lungo termine. Poi però qualcosa è cambiato. Ad una riduzione delle operazioni ordinarie si presenta una continua crescita delle operazioni più a lungo termine, con l’ “esplosione” avvenuta la 40esima settimana del 2008” (non ricorda nulla?). Ovviamente, l’utilizzo di rifinanziamenti a più lungo termine deve esser letta come una situazione di forte stress per il mercato interbancario, che di fatto ha tra l’altro anche anticipato molti altri indicatori economici, visto che già dal 2006 qualcosa cominciava a cambiare…3

Tentando quindi di ottenere un indicatore relativo, che non tenesse conto della dimensione reale dei due tipi di rifinanziamento, quello proposto qui sopra penso sia un buon “ratio” che ci permetta di capire quando il sistema è sotto stress o quando non lo è. Il principio su cui si basa infatti è semplice, dato che ad ogni rilevazione ho diviso l’importo dell’attivo destinato alle operazioni di rifinanziamento principali con l’importo delle operazioni a più lungo termine.

Lo scoppio della bolla di internet e le torri gemelle nel tardo 2001 hanno portato ad un picco relativo (circa 2) per poi riprendersi in concomitanza con la ripresa economica fino al 2003. Poi è una caduta inesorabile fino ai minimi di metà 2009.

L’importante è notare invece che dal 2009 ormai sono passati 2 anni e sviluppi non se ne sono avuti. Infatti ancora oggi le operazioni a lungo termine sono ancora il TRIPLO di quelle ordinarie, sintomo che sul mercato monetario non c’è ancora la tranquillità necessaria.

Situazione che viene confermata anche dalle operazione su iniziativa delle stesse singole entità bancarie. Il grafico qui sotto infatti indica i depositi che le singole banche lasciano in banca centrale piuttosto che prestarle ad altre banche. Attenzione però che questa scelta è la più antieconomica per eccellenza, visto che la Banca centrale paga al tasso più basso del corridoio dei tassi (tasso di deposito marginale) mentre l’eonia, cioè il tasso interbancario overnight è sempre e comunque superiore. Segno quindi che piuttosto di incorrere nel rischio dell’insolvenza della controparte, deposito il mio surplus in banca centrale ottenendo una remunerazione minore.Passività depositi presso la bce ecb banca centrale europea 2011C’è poi anche da aggiungere un altro appunto. Fino a fine 2008 i rendimenti sui depositi erano molto maggiori visti gli andamenti dei tassi (3% circa), quindi anche maggiormente remunerativi. Poi la caduta dei tassi ci ha portato negli ultimi 2 anni a livelli ridicoli (0,25%-0,50%). Ma nonostante questo, proprio lo scorso giugno si sono registrati i picchi di deposito…

…Giugno scorso? Ah sì, la Grecia giusto!

mercoledì 2 dicembre 2009

Dov’è andato a finire l’effetto Dubai?

L’effetto Dubai dov’è per quanto si è visto? Secondo me non c’è mai stato: solo un rumors per riportare equilibrio al troppo ottimismo che ormai stava girando e che ora ricomincerà a crescere… e poi, i 60 miliardi di Dubai rappresentano il 0,90% (su per giù…) una porzione infinitesimale del Pil Mondiale, che si aggira su stime che stavano sui 65,61 triliardi (mille miliardi di miliardi  di dollari nel 2007 [fonte economywatch].

Ecco invece, diverse spunti positivi….

Australia_rate

  • Dopo un mese dall’ultimo rialzo, la banca centrale Australiana rialza i tassi al 3,5%. Questo il comunicato di Bloomberg [link].

BDi

  • Il Baltic Dry Index ha fissato nuovi massimi da un anno pochi giorni fa: le commodity sono molto toniche ora, e anche i metalli industriali cominciano a performare bene. E se c’è domanda di metalli industriali, vuol dire che c’è l’industria dietro che compra…

Forse potrebbero interessarti altri miei post…

martedì 3 novembre 2009

Euribor, dove andrà dopo la recessione?

Siccome molti cercano informazioni riguardo l’euribor , vediamo di aggiornare la situazione e vedere cosa è cambiato rispetto anche a solo un anno fa.

euribor

Risulta chiaro che dai picchi di settembre 2008 siamo scesi all’ attuale 0,772% per l’euribor a tre mesi. Giustamente oggi, tutte le banche e gli intermediari finanziari spingono ad investire sui tassi variabili, ma a chi convengono questi tassi a maggior ragione ora che sono ai minimi storici?

Ovviamente risulta conveniente alle banche. E ora vi spiego la mia risposta. Oggi, di fatto, siamo ai minimi storici, e lo siamo ormai da giugno, ben 6 mesi di lateralizzazione continua: ora, ipotizzando che prenda di nuovo una direzione netta. Andrà verso il basso (fino a il teorico 0,00% da 0,772% oggi) o riprenderà a salire verso il teorico “infinito”? Aggiungiamo poi quella che ad oggi sembra “uscita economica dalla recessione” , sembra scontato che l’euribor riprenderà, anche se presumibilmente ad un ritmo blando, il ritmo di crescita che fu interrotto proprio con l’avvento di questa recessione.

Tanto per un confronto generale, anche perché l’euribor interessa i molti italiani alle prese con un mutuo, vediamo l’andamento dell’ultimo decennio dell’Eurirs, il tasso fisso a cui si va a congelare i vari mutui a 5, 10, 15 ,30 anni e così via.

eurirs

E che è successo? Come mai non è crollato sotto i livelli del 2005? Questa è una domanda che mi sono posto anche io e che sinceramente non so dare una risposta. Sta di fatto che comunque sono scese a livelli che, confrontandoli con l’andamento storico, rappresentando i “minimi” del tasso fisso; dunque convenienti per investimenti a lungo termine.

Poi, ognuno sceglierà per se: se si dovesse investire qualcosa, ora io propenderei per un tasso variabile. Oggi non prenderò molto, ma se proiettati al prossimo anno non dovrebbero far male!

Leggi altri post simili

mercoledì 28 ottobre 2009

Anche la Norvegia si accoda

Anche la Norvegia alza i tassi dall’ 1,25 al 1,50%. E’ il primo paese europeo ad operare un rialzo dei tassi, aggiungendo, nello statement, che

“It appears that unemployment over the next few years will remain lower and wage growth somewhat higher than previously projected,” the bank said in a statement. This suggests higher inflation, indicating that the key policy rate should be raised somewhat more rapidly than previously projected. The key rate will average 4.25 percent in 2012, compared with a June forecast for 3.75 percent”.

E ditemi se è poco…

tassi norvegia

Fonte Bloomberg

martedì 10 giugno 2008

Altro che greggio quotato e venduto in euro....

(ANSA) - DUBAI, 10 GIU - Accordo per la creazione di una banca centrale dei Paesi del Golfo entro il 2009, ma la moneta unica arrivera' dopo il gia' annunciato 2010.
L'accordo siglato a Doha dai governatori delle banche centrali di Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Oman prevede per la nascita della banca centrale l'approvazione dei ministri delle finanze a settembre e il sigillo sulla stesura finale dei governanti a novembre.