martedì 17 novembre 2009

Disoccupazione: caduta senza fondo?


un rateLo scorso mese, il Bls ha annunciato che per la prima volta dal 1982 il tasso di disoccupazione americano ha sfondato il 10%, attestandosi al 10,20%. Dato sempre più preoccupante, perché va ad evidenziare, se c’è ne fosse ancora bisogno, che l’unico mercato che non si sta riprendendo è proprio il mercato del lavoro (il termine “mercato” è in effetti poco adatto per parlare di persone e da ora in poi parleremo di situazione occupazionale).
Quando parliamo di disoccupazione però è giusto rendersi conto come sia calcolato, perché parecchie volte viene confuso con altri numerosi indicatori che si interessano di diverse sfaccettature della situazione occupazionale delle persone. Su Wikipedia c’è parecchio sulla disoccupazione e vi rimando direttamente alle sue pagine senza perdermi in spiegazioni che trovate già ben organizzate [link disoccupazione] .
 chart_001 L'America rappresenta l’index per eccellenza per verificare l’andamento della situazione occupazionale, ma volte volte ciò che succede in america si ripercuote in maniera diversa di nazione in nazione. Qui sopra trovate un grafico interessante che si può produrre autonomamente sul sito del IMF . Questi dati ci stanno dicendo moltissimo riguardo gli scenari che si svilupperanno nei prossimi decenni in ambito geopolitico. Guardate per esempio la Spagna: è a livelli disoccupazioni inaccettabili per una nazione europea (vicino al 18%) e l’America sembra in una situazione nettamente più equilibrata, ma se oggi date una letta a qualche giornale la Spagna sembra non abbia problemi e l’America sembra perdere posti di lavoro a ritmi che nessun altra nazione riesce a eguagliare. La terza osservata, con un andamento stabile ma verso la tendenziale riduzione, è il Brasile. La B di Bric, è conosciuta anche così il Brasile. Una delle quattro nazioni che, secondo Goldman Sachs che ha coniato il neologismo Bric, guiderà nei prossimi decenni l’economia mondiale. Solo nel 2007 era impensabile che il Brasile avesse un tasso di disoccupazione minore degli Usa, ben che meno durante una crisi. Eppure, nonostante la crisi, è da 5 mesi che il Brasile presenta un tasso minore rispetto agli Usa e potrebbe essere una tendenza che nel lungo termine si consoliderà.
Dopo aver discusso di decoupling (cioè della visione economica che prevede un distaccamento delle più importanti nazioni emergenti dalla insistente influenza economica americana), analizziamo analiticamente l’andamento occupazionale americano.
employOggi stiamo assistendo alla contrazione della forza lavoro più intensa dal 1948, anno in cui sono cominciate le rilevazioni. Basta guardare alla variazione annua (y/Y) delle persone occupate per notare che non si sta verificando nessun rallento ed è ormai da un anno che il tasso di contrazione non ripassa sotto il –3 %.

Guardate bene la tabella qui a fianco per rendervi conto come dal picco (un valore attorno a quello della prima riga della tabella) si siano persi ben 8.390.000 di persone che da occupate sono diventate disoccupate (all’incirca il 5,72% della forza lavoro è stata eliminata!).
Numero occupati us
Una caduta che ancora non vede il fondo, neanche secondo la Fed e il suo presidente, Ben Bernanke, che proprio oggi ha affermato che
“Jobs are likely to remain scarce for some time, keeping households cautious about spending,” he said. While payrolls will increase as the economy recovers, unemployment “likely will decline only slowly if economic growth remains moderate, as I expect.”
Link bloomberg: [LINK]
Leggi altri articoli correlati:

giovedì 12 novembre 2009

Ism americano: segnali di crescita

Il 2 novembre scorso, L’Ism ha rilasciato il suo consueto report sull’andamento del settore manifatturiero (=industriale) americano (Ism manufacturing index). Il dato, riferito al mese di ottobre 2009, ha mostrato una decisa crescita, passando da 52,6 di un mese prima ai 55,7 del mese scorso. Ma cosa ha spinto così in alto l’indicatore? Cerchiamo di vederlo assieme….

ism oct09

Il dato che l’Ism ci ha fornito è sicuramente molto positivo: forse anche troppo. Il rimbalzo che si è avuto infatti da inizio anno è stato imponente visto anche che per gli anni precedenti non c’è stata molta volatilità. Oggi siamo, come detto prima, attorno ad un valore di 55,7 punti, che, se confrontato con i criteri dello stesso istituto, ci afferma che l’America è uscita dalla recessione, visto che la lettura di ottobre è maggiore di 50 punti, punto di svolta per i redattori dell’indicatore.

L’indice in sé però è il risultato di altri sotto indici (11 per la precisione). Non li vedremo tutti: solo 3 che ora ritengo molto interessanti.ism empl oct09 Il primo è quello qui a fianco. Rappresenta la situazione occupazionale in America. Il dato, dopo essere sprofondato ai livelli minimi di sempre a febbraio di quest’anno, in pochi mesi ha recuperato la critica quota 50 e lo scorso ottobre l’indice si è portato attorno ai 53,1 punti. Tutti gli economisti ormai sono fissati sul mercato occupazionale per giudicare attendibile o meno questa “semi”-ripresa. L’ism in questo caso ci offre un certo trend di crescita ma sarà possibile almeno stabilizzarlo? Perché se nel mese di ottobre l’Ism ha segnato un ottimo dato, è vero anche che la disoccupazione americana ha sfondato il 10% secondo il dato rilasciato la scorsa settimana di novembre e secondo altri blog, in realtà starebbe sui 17-18%.

man oct09

Questo a fianco è invece l’andamento della produzione industriale. E’ in netta zona “over 50”, sarebbe anche solo necessario che si stabilizzasse attorno a questi valori per permettere alla ripresa di stabilizzarsi.

Ultimo dei componenti che io ritengo importanti dell’'Ism manufacturing è la sezione “Price”, che in questo caso ho deciso di confrontare con il tasso di inflazione ufficiale degli stati uniti d'America.

price and infl oct09Da porre in evidenza la tendenza dell’Ism di anticipare l’inflazione reale: e qui comincia la diatriba: sarà di nuovo inflazione (non azzardo più super inflazione) o continuerà la tesi di icebergfinanza sulla deflazione? Il recupero di fatto è in atto, ma solo i navigatori sanno guardar distante…

martedì 10 novembre 2009

L’Ocse rivaluta l’economia italiana?

L’ocse (Oecd in inglese), nel corso della settimana appena conclusa, ha pubblicato l’aggiornamento del suo superindice che, con una certa sorpresa, ha evidenziato il progressivo allontanamento delle economie mondiali dai picchi registrati gli scorsi mesi, anche se si sono evidenziate parecchie differenze da paese a paese.
Dal sito dell’ocse sono stato in grado di disegnare qualche grafico, che a mio modestissimo parere, risulta assai interessante.
OCSE totale
Questo a fianco rappresenta l’andamento economico di tutti i paesi Ocse. Da ricordare, che gli indicatori economici chiamati leading indicator non ci posso fornire dati precisi, (cioè una stima precisa di crescita economica, che so,  al 2,9%!), bensì sono usati dagli economisti per cercare di inquadrare la situazione e elaborarci di seguito un ragionamento più puntiglioso. Dal grafico, L’Ocse ci sta dicendo che la fine della (prima ?) recessione globale è finita il febbraio di quest’anno (e aggiungo io, guarda caso i mercati azionari sono ripartiti i primi di marzo) e da oramai da 9 mesi non vede più momenti di sosta.
Certamente un dato positivo, visto anche che, sempre dall’Ocse, arrivano bellissimi segnali positivi dalla nostra economia. Infatti il superindice italiano, su base annua, segna un + 11,37%, unendosi ad altre poche nazioni che possono vantare una situazione assai favorevole [vedi tabella].
Italia Francia Japan USA € area Brasile Cina
Sep-09 +11,37 +8,72 -0,74 +1,42 +6,58 -6,72 +7,33
Poi mi sono interessato talmente alla cosa che ho voluto confrontare l’uscita della crisi di varie nazioni, ponendo che  l’anno base  a Novembre 2007 fosse uguale a 100 (ipotizzando cioè che nel novembre 2007 tutte le nazioni partissero tutte dallo stesso punto. Ecco cosa ne è venuto fuori:
confronti superindice
Quello che mi colpisce di più di questo grafico sono solamente due cose:

  1. siamo stati i primi ad uscire dalla recessione a novembre dello scorso anno e stiamo riemergendo a ritmi superiori alla Cina (ricordo che ho in questo grafico si parte tutti dallo stesso punto);

  2. il superindice  italiano oggi si aggira attorno ai 105,5 , ben oltre lo stesso livello di partenza pre-crisi. Questo ha una rappresentazione sulla nostra vita reale? Una domanda che troverà difficilmente una risposta.
Parte aggiunta l’undici novembre 2009
          Dopo aver scritto il post ho letto un bellissimo articolo sul sito lavoce che smorzava i facili entusiasmi: sicuramente una ricerca ben più approfondita della mia [link].
Leggi altri interessanti miei articoli:

giovedì 5 novembre 2009

€ coin ancora in crescita

ecoin_26Oct09_web

L’eurocoin, nel mese di ottobre è continuato a crescere e a ritornare ai livelli pre-Lehman. E questo recupero, per un Leading indicator, è davvero poderoso.

Gli indicatori continuano a riaffermare la sicurezza che tutto ormai è finito, ma la realtà, nei fatti, non sembra ancora dar ragione agli indicatori. C’è da fidarsi?

Altri post interessanti

martedì 3 novembre 2009

Euribor, dove andrà dopo la recessione?

Siccome molti cercano informazioni riguardo l’euribor , vediamo di aggiornare la situazione e vedere cosa è cambiato rispetto anche a solo un anno fa.

euribor

Risulta chiaro che dai picchi di settembre 2008 siamo scesi all’ attuale 0,772% per l’euribor a tre mesi. Giustamente oggi, tutte le banche e gli intermediari finanziari spingono ad investire sui tassi variabili, ma a chi convengono questi tassi a maggior ragione ora che sono ai minimi storici?

Ovviamente risulta conveniente alle banche. E ora vi spiego la mia risposta. Oggi, di fatto, siamo ai minimi storici, e lo siamo ormai da giugno, ben 6 mesi di lateralizzazione continua: ora, ipotizzando che prenda di nuovo una direzione netta. Andrà verso il basso (fino a il teorico 0,00% da 0,772% oggi) o riprenderà a salire verso il teorico “infinito”? Aggiungiamo poi quella che ad oggi sembra “uscita economica dalla recessione” , sembra scontato che l’euribor riprenderà, anche se presumibilmente ad un ritmo blando, il ritmo di crescita che fu interrotto proprio con l’avvento di questa recessione.

Tanto per un confronto generale, anche perché l’euribor interessa i molti italiani alle prese con un mutuo, vediamo l’andamento dell’ultimo decennio dell’Eurirs, il tasso fisso a cui si va a congelare i vari mutui a 5, 10, 15 ,30 anni e così via.

eurirs

E che è successo? Come mai non è crollato sotto i livelli del 2005? Questa è una domanda che mi sono posto anche io e che sinceramente non so dare una risposta. Sta di fatto che comunque sono scese a livelli che, confrontandoli con l’andamento storico, rappresentando i “minimi” del tasso fisso; dunque convenienti per investimenti a lungo termine.

Poi, ognuno sceglierà per se: se si dovesse investire qualcosa, ora io propenderei per un tasso variabile. Oggi non prenderò molto, ma se proiettati al prossimo anno non dovrebbero far male!

Leggi altri post simili